Come già sapete, la meta predefinita da giorni era Milano. Il programma ufficiale prevedeva un giro per negozi nel pre-cena, un giro per le piazze della città nel dopo-cena e un giro al Rolling Stone dopo la mezzanotte.
Il viaggio: il ritrovo per la partenza era fissato alle 15.00 sotto al Fischio. Qualche piccolo incidente ci ha fatto partire in fretta e furia con mezz'oretta di ritardo alla volta della stazione. Il treno era incredibilmente in orario e siamo così partiti alle 16.04 alla volta del nord. Le stazioni passavano in fretta una dopo l'altra, ma l'attesa era troppa ed io e Ghebbo si è dovuto iniziare a stappare la bottiglia di Jack Daniel's (che venga benedetto).
Il pre-cena: Sbarcati dal treno, abbiamo avuto una stupenda sorpresa: il caldo. Sarà stato per merito dei quindici strati di roba che avevo addosso, ma per tutta sera non ho patito un solo secondo di freddo, cosa che per me vale come il soggiorno per un mese in un harem (ci siamo capiti).
Preso atto che mancavano sei ore alla mezzanotte, abbiamo provveduto ad ingannare il tempo con il giro per negozi prefissato. Più che giro per negozi si è trattato di un giro per bancarelle e/o venditori abusivi (i negozi erano tutti chiusi). Mentre si cazzeggiava, ecco sopraggiungere il primo momento di panico.
Primo momento di panico: la Pistus mi ha chiesto se per caso avevo la prevendita di Ghebbo del Rolling (50 €). Essendo la risposta no, avrebbe dovuto averla lei insieme alla sua, ma il suo portafoglio era collocato nello zaino della Paola, in giro per negozi chiusi.
Parte la missione "Trova la Paola": i momenti di panico, durante l'attesa, si sono trasformati ben presto in momenti di scazzo e nervoso.
Per un buffo scherzo del destino, la prevendita era al suo posto nel portafoglio e tutto si è risolto per il meglio.
Essendo saltato il giro per negozi, abbiamo chiesto ad un Babbo Natale (sbronzo duro mentre faceva i palloncini ai bambini) come erano organizzati i festeggiamenti in giro. Sentite le proposte, ci siamo diretti al castello tramite metro. Qui abbiamo sbevazzato un po' e poco dopo è salita la fame.
La cena: due partiti diversi hanno optato per due grandi colossi dell'alimentazione fast, io mi sono svaccato sulla mia seggiola a mangiare il mio paninazzo portato da casa. Paninazzo che avrei pensato di rivedere in seguito, ma che in realtà è rimasto al suo posto tutta sera.
La tensione per l'arrivo dela mezzanotte era palapabile, infatti dopo la cena è sceso l'abbiocco a tutti. Tutti tranne che a Lex che, in stato di prefetta sbronzaggine, si è lanciato in discorsi filosofico - politici. Dopo il mio racconto delle guerre puniche, Lex ha catturato l'attenzione di tutti raccontando l'origine del tortellino. Galvanizzato dall'evento, ha tentato di lanciarsi sul racconto dell'origine del Lambrusco:
Lex: adesso vi dico anche l'origine del Lambrusco!
Tutto il locale si zittisce per ascoltare l'evento.
Lex diventando rosso e piegandosi in avanti: non me la ricordo.
Son partiti gli insulti, e tra una cosa e l'altra ho scattato questa, chiara anteprima di quello che sarebbe successo da lì a poche ore (per tutta la cena Lex non ha fatto altro che proclamarsi gay per allontanare gli assillanti rivenditori di rose):

da notare la paletta di Brodom clorata di giallo whyskey per l'occasione.
Verso le 23.10 il secondo momento di panico.
In cinquanta minuti, siamo tornati in piazza Duomo, attraversando il campo minato (1.5 km) prodotto da orde di cinesi che si divertivano a lanciare i petardi alle spalle della gente o in mezzo alla folla. Alle 23.30 avevamo domato tutte le crisi di panico, avevamo trovato una buona collocazione per il count-down ed avevamo finito il bere. La sbronza era arrivata.
La mezzanotte (circa): mentre giravo a fare foto con chiunque, mi sono reso conto che nessuno sapeva l'ora. Tra chi faceva mezzanotte da quel pezzo, chi i meno dieci, chi i meno cinque, chi faceva brutto e chi faceva schifo non abbiamo colto l'attimo giusto. Tra baci (tanti) ed abbracci ci siamo augurati un nuovo stupendo anno.
Dalle 00.16 alle 00.20 non è successo NIENTE.
Durante i festeggiamenti, sono comparsi tra di noi vari soggetti: un tipo che voleva scroccare da bere e che ho allontanato urlando non capisco cosa vuoi, sono ubriaco fradicio, un tipo che voleva vendere le rose ed un tipo di nome Mirko che non ho ancora capito che cosa volesse.
Mentre noi si festeggiava, Lex era intento a parlare col suo babbo al telefono. Grazie alle intercettazioni ambientali, sono riuscito ad avere uno strascico di conversazione tra il babbo (F.) e Brodo, sopraggiunto per fare gli auguri.
Brodo: auguri e viva la figa!
F.: eh sè...
Brodo: suo figlio è gay!
Lex: no, papi, ti assicuro che non sono omosessuale.
Brodo: stia tranquillo! Scherzavo, a suo figlio piace la patata!
Subito dopo, mentre giravo, vedo la scena dell'anteprima:

Lex, steso a terra, con il braccio sinistro smerdo di fango che regge il cellulare aperto, nella mano sinistra un bicchiere vuoto.
Poco prima di dirigerci verso il Rolling Stone, sono stato colto dal terzo momento di panico.
Terzo momento di panico: mentre salutavo due marocchini, uno di loro mi ha infilato un petardo in mano. Terrore. Gliel'ho restituito urlando non capisco e ho paura, sono ubriaco fradicio.
Cartina di Milano in mano, cori del Modena e canti popolari in gola, siamo partiti alla volta del Rolling.
La camminata (2.5 km): durante la passeggiata verso la discoteca, Brodo ha dato il meglio di se.
E vita il robu!
Quelli che per vergogna (o per paura) non lo facevano, venivano tartassati da Brodo in persona e fidatevi di Carlo, quando Brodo tartassa non ce n'è per nessuno.
Quarto momento di panico: Brodo urla Viva il Rock ad un marocchino che, per pronta risposta, non gradisce e si mette in modalità rissa. Non so come sia finita, probabilmente con una scazzottata di inizio anno.

felicità.
Quinto momento di panico: la situazione era ingovernabile. Tre quarti d'ora per riuscire a mettere giù uno straccio di borsa e una giacca (alla modica cifra di 15 euro). Il nervoso alle stelle. Io e Brodo abbiamo quindi deciso di fare almeno un giro all'interno del locale, quando, dopo aver salutato circa 300 persone, mi sono ritrovato in mezzo alla stracolma sala centrale con tanto di giacca addosso e un caldo da svenimento. Temevo di morire.
Per la cronaca, circa dieci persone mi hanno offerto delle paste (avranno visto la mia faccia?) e Brodo, ad ogni augurio di "buon anno vecchio!", veniva seriamente corretto con macchè vecchio, ZIO!
Visto che come consumazione nei 50 € era compreso un mezzo dito di spumante merdoso, e visto che una coca costava 10 euro, siamo usciti verso le 3.30.
La pizzeria: fuori dal locale, in una piccola pizzeria al taglio, ci attendevano Ghebbo, Davide e consorte. Costoro non erano ancora entrati. Il destino ha fatto trovare la prevendita a Ghebbo, ma gli ha impedito di entrare. Un minuto di silenzio per i 50 € buttati nel cesso.
[...]
Dopo l'ennesima fase abbiocco, siamo partiti alla volta della stazione dei treni col morale sceso a terra, i piedi dolenti e una leggera pioggerellina a rinfrescarci le membra.
La lunga camminata (4km): durante il tragitto, io e Lex abbiamo allietato la Paolina con il nostro "correttissimo" dialetto. I 4 km non finivano mai, sembrava di percorrere la via del pentimento, una sorta di via crucis, nella quale non mancava il tempo per riflettere su ciò che era stato questo capodanno.
Ben presto la piacevole camminata si è trasformata in una lotta contro al tempo: giungere in stazione per le 6.10 era l'unico scopo della mia vita. Avrei persino ucciso l'uomo morto che giaceva fuori dalla stazione centrale.
Il magnanimo: il tempo oramai stringeva. Mancavano 10 minuti alla partenza del treno e non c'era il tempo per fare i biglietti. Panico.
Sesto momento di panico: perdere il treno delle 06.10 significava attendere un'altra ora in stazione. Cosa che non ci è balenata neanche un secondo in testa. Mi sono caricato il gruppone sulle spalle e, raggiunti i controllori, in testa al treno, ho messo in atto tutte le mie arti di convincimento per farci salire pagando solo il prezzo del biglietto. I due controllori erano uno l'opposto dell'altro.
Il più anziano ci avrebbe fatto pagare 25 euro in più a testa, il più giovane (e magnanimo) si è offerto di farci il biglietto a prezzo normale, chiudendo entrambi gli occhi per 13 volte.
Il ritorno è stato molto tranquillo: treno in orario e abbiocco diffuso.
L'unico rimasto sveglio ero io: per imprimermi nella mente ogni singolo momento di questo stupendo capodanno, sarei rimasto sveglio per l'eternità.

grazie a tutti

e ancora buon anno dai Fischiani in versione foto aelle 8.20 del mattino appena giunti a casa.
Carlo
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